![]() |
|||
AGLI ESTREMI CONFINI Fra' Aquinas del
deserto | |||
![]() |
Ha creato uno dei siti Internet più visitati del mondo, per pubblicizzare un monastero nel New Mexico. Aquinas Woodworth è uno strano eremita, convinto che la nuova frontiera del cristianesimo sia la Rete. Si dice che Internet sia una "super-autostrada dell’informazione"... Ma, se è così, non si snoda attraverso un gran bel paesaggio. In mezzo alle circa 700 milioni di pagine Web che costituiscono il cyber-spazio, ci si imbatte infatti regolarmente in telecamere spia e diete che "funzionano davvero", in tredicenni che scambiano pareri sul loro gatto o sul boyfriend e, inevitabilmente, in una costante dose di pornografia. Eppure, nonostante il caos e la banalità che vi regnano, la gente trascorre sempre più tempo on-line: secondo una ricerca condotta a febbraio dal centro Nua.com, gli utenti sono oltre 540 milioni, cioè il 9 per cento della popolazione mondiale, ma con un influsso ben superiore a tale percentuale, visto che si tratta delle classi più colte e abbienti.
Insomma, se la Chiesa cattolica intende evangelizzare il mondo contemporaneo, semplicemente, deve mettersi in Rete: è stata questa la molla che nel 1994 ha spinto l’eremita Aquinas Woodworth a creare il sito Monastery of Christ in the Desert, uno dei più visitati di Internet, considerato un simbolo di come la tecnologia, se usata intelligentemente, possa comunicare l’antica saggezza in forme moderne. Per seguire sempre meglio la sua intuizione – o meglio la sua vocazione, come dice – il 37enne Woodworth si è ora trasferito dal monastero benedettino del New Mexico, dove risiedeva, a un centro interconfessionale in California, dove afferma che la sua tendenza a pensare "fuori dalla gabbia" si trova più a suo agio. Nato da una famiglia protestante a Denver (Colorado), da ragazzo Woodworth decide di andare a studiare nel collegio cattolico "Thomas Aquinas" di Santa Paula, in California, di cui lo attrae il curriculum, sebbene abbia la fama di essere un istituto fortemente conservatore. Lì decide di convertirsi al cattolicesimo, anzi sente la chiamata alla vita religiosa. Dopo l’adesione alla Chiesa di Roma si rivolge perciò ai certosini, che gli consigliano di prendersi un po’ di tempo per il discernimento, e così continua a dedicarsi alla sua grande passione, i computer, lavorando per alcuni anni come analista e programmatore in un’azienda di software a Denver. Dopodiché si sente chiamato a uno stile di vita ancora più radicale della Certosa, e diventa "eremita diocesano", cioè un religioso che vive in solitudine sotto la guida di un vescovo.
Woodworth approda quindi alla diocesi di Santa Fe, nella zona rurale del New Mexico, una delle più isolate del mondo. Qui trascorre quattro anni in eremitaggio nelle adiacenze del monastero benedettino di Christ in the Desert, con la ferma intenzione di rimanerci tutta la vita. «Pensavo che non avrei mai più rivisto un computer», dice. Ma Dio ha altri progetti. Nel 1994, il monastero ha un improvviso boom di vocazioni, e i monaci calcolano di avere bisogno di raccogliere oltre 31 milioni di dollari per finanziare una serie di ambiziosi piani di espansione. Il priore chiede il parere di un consulente finanziario, che suggerisce una strategia per raccogliere fondi: far uscire il monastero dall’anonimato, renderlo famoso per qualcosa di particolare. Il priore si rivolge allora a Woodworth, di cui conosce l’esperienza in campo informatico. L’eremita ha un’illuminazione: i religiosi potrebbero dedicarsi all’elaborazione di pagine Web, sarebbe una logica continuazione dell’antica arte di miniare i manoscritti! E improvvisamente il monastero – dove, all’arrivo di Woodworth, mancava perfino l’elettricità, e ci si arrangiava con lampade al kerosene – si ritrova dotato di una serie di computer a energia solare, nonché di telefoni cellulari collegati a Internet. Uno dei primi progetti è la creazione del sito del monastero stesso, http://www.christdesert.org/, che ottiene subito un successo che supera ogni più rosea aspettativa. «Siamo arrivati ad avere 10 mila contatti all’ora», dice Woodworth. «Anzi, probabilmente sarebbero stati molti di più, ma il server non poteva reggerne più di 10 mila. Abbiamo bloccato il New Mexico», aggiunge con un sorrisetto. Già, perché all’epoca tutto lo Stato era connesso in Rete da un solo provider, e l’enorme traffico verso il sito del monastero lo mandò in tilt.
Quale il segreto di questo successo? «In mezzo a tutto il caos di Internet, ecco un sito pieno di bellezza e tranquillità, che ti dà un assaggio di cosa sia la vita monastica». A guidare il visitatore è un personaggio virtuale giustamente chiamato "frate Url", che mostra i monaci al lavoro e in preghiera, fa ascoltare i loro canti, e indica l’indirizzo e-mail per richieste di preghiera. È possibile seguire gli orari della comunità e unirsi a essa nella recita dei Salmi (il cui testo è disponibile on-line). C’è anche una biblioteca che contiene la Regola e vari testi di spiritualità benedettina, opere dei Padri del deserto e raccolte di omelie. Su un piano più materiale, il sito comprende inoltre un negozio virtuale e una "cassetta" per le offerte. «Le richieste di preghiera sono diventate un apostolato a sé stante», dice Woodworth, che è rimasto in contatto con i monaci che gestiscono il sito: «Ci sono due frati che se ne occupano a tempo pieno». Appena nato, il sito diventa un fenomeno mediatico, cui vengono dedicati articoli su USA Today e sul New York Times, e programmi sulle reti Cbs e Abc. Lo stesso Woodworth diventa una celebrità: a una conferenza cattolica internazionale sulle nuove tecnologie promossa dalla diocesi di Denver nel 1998, fa la parte della star. Così, il rapido successo del sito Christ in the Desert lo porta a voler realizzare un sogno ancora più grande. In quel momento sente – e continua a credere ancora oggi – che per la Chiesa cattolica potrebbe sorgere su Internet una nuova età dell’oro, ricca di creatività e di opportunità di evangelizzazione. Che lo stesso genio artistico che ispirò Michelangelo e Raffaello, che con la loro arte condussero milioni e milioni di persone a nuove profondità di fede, potrebbe di nuovo aleggiare nel cyber-spazio. I migliori designer e tecnici cattolici potrebbero generare un mondo sbalorditivo di immagini e suoni, video e schermate interattive. E la Rete, con le sue connessioni interpersonali come l’e-mail e il chatting, potrebbe dare alimento alla formazione della società.
È con questo spirito che Woodworth manda un’e-mail al Vaticano nel 1996, non appena viene a sapere che la Santa Sede intende stabilire una "testa di ponte" su Internet. Questo, pensa l’eremita, è il treno da prendere per avere l’opportunità di scatenare la propria creatività artistica. Riceve una risposta, che interpreta come un segno della Provvidenza, in cui lo si invita a venire subito, e viene alloggiato a Casa Santa Marta, sotto le mura vaticane. Come Michelangelo ai tempi di papa Giulio II, eccolo a Roma a presentare il suo progetto: si tratterebbe di mettere insieme una dozzina di monaci pratici di Internet, costituendo una specie di scriptorium medievale che produca le più straordinarie pagine Web della Chiesa cattolica. «L’idea era semplice», racconta. «Guardai la Cappella Sistina, e mi dissi: facciamolo».
L’idea prende forma durante una notte di preghiera davanti al Santissimo Sacramento nella cappella di Santa Marta. Ma, come già Michelangelo prima di lui, anche Woodworth scopre che in Vaticano le cose raramente sono così semplici. Gli viene detto di andare a lavorare nel nuovo "ufficio Internet". Intanto però, a sua insaputa, si sta combattendo nei Sacri Palazzi una complessa battaglia per il controllo e la direzione del sito, con il risultato finale che il progetto fantasioso di Woodworth viene messo da parte a favore di un design più funzionale, sotto la tutela dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa). «La gente in Vaticano non fa un uso elettrizzante dei media», conclude. «Non ci è portata... È la cultura del Vaticano: non un luogo di creatività, ma un centro burocratico». Senza lasciarsi scoraggiare, l’ex eremita si rimbocca le maniche e comincia a percorrere gli Stati Uniti in lungo e in largo in cerca di aiuto. La grandiosa idea è di creare una struttura in grado di competere addirittura con America on-line (Aol), il più grande fornitore di servizi Internet del mondo. È convinto che sia possibile mettere in piedi una "piattaforma" specificamente cattolica, che abbia successo sia a livello creativo sia commerciale.
Tentando un mix tra lo zelo apostolico di san Paolo e le capacità manageriali di Henry Ford, Woodworth avvia così un’impresa dal nome nextScribe, che nella sua dichiarazione d’intenti non nasconde una certa dose di spavalderia: «Qui non c’è posto per doti ordinarie. Abbiamo bisogno di talenti in campo creativo, tecnico e professionale di tale sublime livello che può venire solo da Dio. E richiediamo che questi talenti siano avvolti da un’indicibile fede, speranza e carità verso Dio e il prossimo. Se pensi di essere una di queste anime elette, abbiamo bisogno di te». Sfilze di vescovi, preti e laici applaudono l’iniziativa e gli fanno gli auguri. Ma nessuno tira fuori un dollaro di tasca. «Ho parlato con tutti», dice. «Non si è cavato un ragno dal buco». Perché no? Secondo Woodworth, le ragioni sono due: «La prima è che nessuno capiva di cosa stessi parlando. C’è una totale mancanza di apprezzamento per la tecnologia. La seconda ragione è "politica". Oggi nella Chiesa c’è un clima di paura dappertutto, non si possono diffondere nuove idee, si deve sempre stare attenti a come si parla, e questo stronca sul nascere ogni iniziativa. Mai vista una cosa del genere: la Chiesa è piena di profonda insicurezza, di vera e propria paura! Te ne vieni fuori a parlare di qualcosa di nuovo, e gli interlocutori si preoccupano di non perdere il cadreghino... Non c’è nessun senso di libertà, nessun interesse per l’efficacia delle nuove idee. Sebbene io sia da considerare un cattolico molto tradizionale, la Chiesa come istituzione non dà nessun peso alla mia vocazione per la tecnologia».
Sentendosi spingere "fuori dal recinto", Woodworth decide di andare a lavorare in un gruppo interconfessionale non-profit, chiamato Youth Ministry and Spirituality Project (Ymsp). L’iniziativa, con sede nella contea di Marin in California, è finanziata dalla Fondazione Lilly, che sostiene iniziative di tipo religioso, e collabora con 13 chiese cristiane selezionate con cura in tutti gli Usa, studiando strategie pastorali per i giovani. Il progetto attualmente in cantiere prevede l’uso di richiami elettronici, telefonini ed e-mail per organizzare la preghiera quotidiana di un gruppo di ragazzi. L’idea è che vi dedichino un po’ di tempo ogni giorno, dovunque si trovino. All’ora fissata ricevono un avvertimento, ognuno interrompe le attività e si mette a meditare i Salmi o altri testi che vengono spediti elettronicamente. Si potrà arrivare alla recita alternata di versetti a distanza, formando un coro virtuale. «Penso che questo sviluppi un grande potenziale umano», dice Woodworth. Un entusiasmo per le "terre inesplorate" che viene condiviso dai suoi stretti collaboratori, un presbiteriano e un ortodosso. Il progetto riporta Woodworth alle sue radici nel monastero di Christ in the Desert, visto che la spiritualità alla base rimane quella benedettina.
In futuro, Woodworth ritiene tuttavia che la tecnologia creerà modi diversi di esprimere la spiritualità: «Sarà un nuovo genere di comunità, cui le persone rimarranno connesse, e sostenute, per tutto il tempo, dando vita a una presenza ininterrotta tra loro e con Dio. Le Chiese dovranno assumere forme diverse, diventando più decentralizzate, con decisioni prese più velocemente e più alla base. Succederà in modo naturale, grazie alla tecnologia». Tutto ciò, ne è convinto, non sconvolgerà affatto i credenti, sebbene provochi parecchio nervosismo in Vaticano. «Quando la tua fede è autentica», dice Aquinas, «tieni là le tue radici, e ti darà una stupefacente libertà in tutto il resto». John L. Allen jr.
| ||
![]() |
|